Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul mio viaggio in Ecuador e che non avete mai osato chiedere....

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Blogger: mimmo83
Nome: Domenico Di Pietro
"La historia es nuestra y la hacen los pueblos." S. Allende

La vida es sueño!

Mestizaje letteralmente può essere tradotto come meticciato...diciamo incontro di razze, di popoli.. questo è il senso che ci piace..incontro di popoli, di culture che hanno pari dignità e che camminano insieme per affrontare problemi che vengono sentiti come comuni, problemi che sono sempre più globali... Queta basicamente è l'idea che ci ha fatto scegliere questo nome, perchè ci piace pensare che le nostre azioni siano non di 'supporto' a persone in difficoltà ma di condivisione delle idee e degli strumenti per affrontare queste difficoltà. 'Mestizaje' ONLUS ha sede a Cecina(LI). E' nata dal Gruppo Di Lavoro di Terre des Hommes Italia di Cecina, per portare avanti il nostro impegno in sostegno di TDH ma allo stesso tempo ampliare la nostra presenza e azione sul territorio delle province di Livorno e Pisa (per iniziare....). I nostri obiettivi sono riuscire ad intervenire sulle situazioni di 'disagio' che riscontriamo nel nostro territorio ed a livello internazionale, collaborare con gli attori che si impegnano giornalmente a costruire un mondo migliore e informare e sensibilizzare coloro che riusciamo ad avvicinare in modo che compiano scelte (politiche, sociali e di consumo) più consapevoli e critiche. Un progetto troppo ambizioso? Con il vostro aiuto no!!! Chiunque sia interessato a aiutarci con il proprio tempo o con un sostegno finanziario è benvenuto!!!

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mercoledì, 24 ottobre 2007
Centroamerica: Nicaragua

In Nicaragua si muore ancora: i fatti dietro la frutta

L'accampamento dei “contadini contaminati”
è sul lato opposto del marciapiede su cui affaccia il palazzo dell’Assemblea nazionale a Managua. Loro sono le vittime del Nemagon, composto chimico dagli effetti devastanti per l'uomo e per l'ambiente, utilizzato nelle piantagioni di banane dal 1964 al 1991.

L'accampamento spunta ogni volta che le transnazionali (Dow Agro Sciences, Del Monte, Shell, Occidental Chemical Corporation, Standard Fruit, Dole, Chiquita) contestano la legge, per non dover pagar loro le rispettive indennizzazioni. Nonostante questo, in Nicaragua di Nemagon si continua a morire. Solo negli ultimi 7 anni sono morti più di 1800 contadini, senza contare gli oltre 11800 che nel frattempo si sono ammalati.


di José Carlos Bonino




Questi campesinos, arrivati dalle montagne, fanno parte ormai del paesaggio sociale urbano, perché tornano a intermittenza per manifestare. In Nicaragua si continua a parlare molto del Nemagon, utilizzato nelle piantagioni fino agli anni 90 benché proibito fin dal 1979 negli Stati Uniti d'America. Un recente studio realizzato dal Cira (Centro para la Investigación de Recursos Acuáticos de Nicaragua) a maggio di quest’anno, ha scoperto la presenza del Nemagon nelle falde acquifere, in aggiunta ad altri 10 pesticidi.

Attraversando la tendopoli, dove vivono più di 2000 campesinos, incontro Daisy Ambota, anche lei malata come i suoi figli: uno è nato con insufficienza renale e l’altro è sterile. La donna mi racconta che il 7 giugno e il 2 luglio alcuni sconosciuti hanno sparato da una macchina in corsa, ferendo due persone.

Lei crede che questo sia successo perché la causa intentata dalla loro associazione (Asotraexdan) è vicina al giudizio. La deputata al Parlamento centroamericano Socorro Sandoval, indignata, dice: “Tutti i governi finora hanno voluto utilizzarci!”. Nel mentre mi spiega che anche l’attuale governo del presidente Ortega (del Fsln, Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional) ha fatto finta di non vedere l'accampamento, come i precedenti governi. E che il prossimo morto andranno a vegliarlo presso la segreteria del partito sandinista.

Info: www.itanica.org

Postato da: mimmo83 a 04:32 | link | commenti

lunedì, 22 ottobre 2007
Caso lavavetri.....

Ecco cosa hanno scritto all'indomani della terza ordinanza sui lavavetri del Comune di Firenze i promotori del digiuno a staffetta tra cui Alessandro Santoro e Lorenzo Guadagnucci

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Caso lavavetri: lettera aperta al sindaco Leonardo Domenici

Egregio signor sindaco,
la sua nuova ordinanza contro i lavavetri ci riempie di tristezza e al tempo stesso di maggiore convinzione nella nostra lotta. Da quasi un mese, come avra' notato la mattina arrivando in ufficio, ogni giorno due persone, in sciopero della fame per 24 ore, sostano sotto Palazzo Vecchio indossando dei cartelloni. Forse avra' letto i testi. Contengono due messaggi: la richiesta di ritiro immediato dell'ordinanza contro i lavavatri, e l'affermazione che occorre combattere la poverta', non i poveri. Questa nostra lotta nonviolenta e' iniziata il 21 settembre con l'obiettivo di indurla a un ripensamento. Intendevamo aprire una discussione con l'amministrazione pubblica, nello spirito della nonviolenza, che promuove sempre il dialogo, anche quando esprime il massimo dissenso. Abbiamo sperato fino all'ultimo che lei avrebbe accettato il confronto, senza rifiutare a priori di ascoltare le nostre ragioni. Nei giorni scorsi avevamo anche concordato con l'assessore Graziano Cioni, promotore delle ordinanze, un incontro pubblico da tenersi prima del 30 ottobre, data di scadenza 'naturale' dell'ordinanza 'contingibile e urgente'.

Il suo nuovo provvedimento, reso noto ieri, in anticipo rispetto al previsto, sembra chiudere anche questo spazio di discussione. Siamo sinceramente amareggiati di questa sua chiusura, che ha un carattere etico e culturale, prima ancora che politico. Speravamo ancora, nonostante tutto, che lei avrebbe accettato di recuperare quell'idea di citta' accogliente, solidale, operatrice di pace che e' stata di alcuni suoi illustri predecessori. E' un'idea di citta' che ha reso Firenze celebre e popolare nel mondo. Oggi Firenze si fa conoscere per questa sua lotta senza quartiere a un ristretto gruppo di persone - si parla di una cinquantina di cosiddetti lavavetri - in nome di un concetto di sicurezza che non fa ben sperare per il futuro.

Signor sindaco, noi crediamo che lei abbia assecondato un certo senso di insofferenza e di paura, presente fra i nostri concittadini, che andrebbe affrontato con altri argomenti. Siamo convinti che non vi sia mai stata in citta' alcuna 'emergenza lavavetri' e che non si possano affrontare i disagi o il fastidio suscitati dai comportamenti di pochissime persone, mettendo 'fuori legge' chi sta comunque cercando di cavarsela, guadagnando pochi euro agli incroci. Pensiamo che un'amministrazione aperta, solidale e operatrice di pace avrebbe agito in modo molto diverso, ad esempio cercando di incontrare i 50 lavavetri, di dialogare con loro, alla ricerca di condizioni di vita e di lavoro migliori e piu' sicure per tutti. Un'amministrazione accogliente e con un alto senso della solidarieta' avrebbe mandato un messaggio distensivo ai cittadini e agli automobilisti, senza enfatizzare il problema, e sforzandosi di mantenere la questione dentro i binari della razionalita' e del buon senso.

La citta' che noi vorremmo e per la quale continuiamo a batterci, si impegnerebbe per affermare un'idea di sicurezza che include la possibilita' - per tutti - di avere un tetto e il diritto a ricercare condizioni di vita e di lavoro dignitose. E' questo un concetto di sicurezza molto impegnativo, perche' porterebbe a battersi - ad esempio - per cambiare una serie di leggi in materia di immigrazione (a cominciare da quella detta Bossi-Fini), ad estendere le politiche sociali, ad includere nella nostra societa' chi oggi resta ai margini. Nella nostra citta' vivono migliaia di poveri, di senza tetto, di 'sans papier', di esclusi da tutto e da tutti... L'approccio che noi immaginiamo, porterebbe anche a contrastare l'idea di sicurezza oggi diffusa a Firenze e in gran parte d'Italia: una sicurezza basata su slogan equivoci come 'tolleranza zero' e imperniata sui divieti, i controlli di polizia, le limitazioni dei diritti e delle liberta'. La storia ci insegna che l'estensione delle misure repressive, anche quando avviene con il consenso apparente delle popolazioni, e' foriera di disastri.

Siamo convinti che un'idea allargata e solidale di sicurezza sia alla portata della nostra citta'. A Firenze possiamo attingere a una tradizione democratica e popolare della quale dobbiamo andare orgogliosi: questo e' il tempo di non cedere agli umori del momento, alla tentazione delle scorciatoie repressive, ma di mettere a frutto quanto di meglio ci arriva dal passato. Oggi Firenze e' una citta' che mostra un volto ostile: e' chiusa, incattivita, insofferente. Non e' la citta' che desideriamo, e siamo convinti che nemmeno lei voglia diffondere un'immagine di Firenze cosi' deteriorata.

Nonostante tutto, signor sindaco, noi non disperiamo e per questo le chiediamo di accettare al piu' presto un incontro pubblico con noi e con quella parte di citta' che non si riconosce nello spirito delle sue ordinanze.

Per quanto ci riguarda, oggi e domani saremo ancora in piazza della Signoria coi nostri cartelli, e mercoledi' notte celebreremo a modo nostro la Giornata mondiale di lotta alla poverta', dormendo all'addiaccio, davanti all'ingresso di Palazzo Vecchio. Il nostro digiuno a staffetta a quel punto sara' concluso, ma il discorso non puo' che restare aperto. Le persone, le loro vite, le loro aspettative e i loro diritti, non si cancellano a colpi d'ordinanza. Vogliamo continuare a credere che Firenze puo' ancora cambiare rotta e tornare ad essere una citta' aperta, solidale, altruista.

Cordialmente,
Matteo Bortolon, Lorenzo Guadagnucci, Camilla Lattanzi, Luca Limata, Alessandro Santoro, Marco Sodi, Saverio Tommasi (promotori del digiuno a staffetta dal 21 settembre al 17 ottobre)

Postato da: mimmo83 a 06:21 | link | commenti

sabato, 20 ottobre 2007
Inno del PD!!!!!!

Postato da: mimmo83 a 08:59 | link | commenti